Sul Glifosato l’UE non ha ancora deciso

Il comitato UE per gli alimenti, mangimi e piante riunitosi mercoledì per il rinnovo della licenza dell’erbicida tra i 5 e i 7 anni ha chiuso l’assemblea senza alcun voto. “La Commissione ha preso atto delle posizioni delle diverse delegazioni degli stati membri – dice la portavoce dell’esecutivo Ue per la salute – su cui rifletterà e annuncerà prossimamente la data della prossima riunione”. L’indecisione dell’UE è il risultato delle diverse opinioni tra gli stati membri, chiamati a votare sulla base di studi discordanti sulla tossicità o meno del glifosato. Infatti l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) in un documento ha valutato il glifosato innocuo per l’uomo e per l’ambiente mentre altre analisi fornite dagli studi pubblicati da gruppi di scienziati dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) segnalano il possibile ruolo del glifosato nello sviluppo di genotossicità, di cancerogenicità e tossicità riproduttiva. Questi studi, definiti non attendibili e irrilevanti, dalla Monsanto non sono stati presi in considerazione dall’EFSA per la sua valutazione, che appare ora ‘copiata’ dagli studi forniti dall’industria produttrice. La procedura di autorizzazione comunitaria, inclusa la valutazione scientifica delle sostanze, dovrebbe basarsi unicamente su studi soggetti a revisione paritetica e su studi indipendenti pubblicati e commissionati dalle autorità pubbliche competenti. In attesa della decisone dell’Unione Europea il Parlamento Europeo riunito in sessione plenaria, ha chiesto alla Commissione Europea il divieto totale entro dicembre 2022 dell’uso degli erbicidi a base di glifosato per uso agricolo, fin quando non saranno a disposizione i sistemi biologici di difesa integrata per il contenimento delle erbe infestanti, e restrizioni immediate sull’uso della sostanza per l’uso domestico. Il Parlamento votando una risoluzione non vincolante, con 355 voti favorevoli, 204 voti contrari e 111 astensioni si è  opposto alla proposta della Commissione Europea di rinnovare per dieci anni la licenza del controverso erbicida a partire dal 15 dicembre di quest’anno, data di scadenza della licenza attuale. La proposta del Parlamento Europeo riflette il pensiero comune dei cittadini che hanno detto no al glifosato e hanno espresso la loro disapprovazione attraverso un sondaggio pubblicato dall’associazione internazionale di consumatori SumOfUs e WeMove.EU alla vigilia del voto europeo sul rinnovo dell’autorizzazione all’utilizzo del pesticida. Il sondaggio effettuato su un campione di 5000 cittadini in cinque stati europei, ha decretato che “l’80% dei tedeschi, il 79% dei francesi, l’84% degli italiani, il 77% dei portoghesi e l’81% dei cittadini greci sono fermamente contrari all’uso del glifosato e a favore di un divieto immediato”. Il no è giunto all’Unione Europea anche attraverso il milione di firme raccolte da ECI – European Citizens’ Initiative per una petizione a sostegno del divieto del glifosato e di contestuale riforma dell’intero processo europeo di approvazione dei pesticidi fissando gli obiettivi tassativi per ridurne l’uso. L’Italia contraria al rinnovo dell’autorizzazione del glifosato in attesa di una decisione europea, ha decretato attraverso il Ministero della Salute che:  a decorrere dal 22 agosto 2016 si adottano le seguenti disposizioni di modifica delle condizioni d’impiego di prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate:

– revoca dell’impiego nelle aree frequentate dalla popolazione o dai gruppi vulnerabili di cui all’articolo 15, comma 2, lettera a ) decreto legislativo n. 150/2012 quali: parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;

– revoca dell’impiego in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura;

– inserimento nella sezione delle prescrizioni supplementari dell’etichetta in caso di impieghi non agricoli, della seguente frase: “divieto, ai fini della protezione delle acque sotterranee, dell’uso non agricolo su: suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%; aree vulnerabili e zone di rispetto, di cui all’art.93, comma 1 e all’art.94, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152”.

Luisa Cocuzza

Fonti: La Repubblica.it, Ansa, La Stampa, Ministero della Salute

 

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