pesticida

Mozione Messina-Bonanno

In data 22 Gennaio 2015, è stata approvata, dal Consiglio Comunale di Acireale la mozione Messina-Bonanno, che contribuirà a rendere la città di Acireale più rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini. Ora tocca all’amministrazione rendere esecutiva tale mozione.

Acireale, 15.01.2015

Al Presidente del Consiglio Rosario Raneri
Oggetto: Integrazione e modifica della mozione “Salvaguardia del territorio comunale dall’uso dei diserbanti chimici e delle sostanze tossiche negli interventi di controllo delle infestanti e di difesa fitosanitaria del verde pubblico al di fuori delle pratiche agricole”

Proponenti: Messina Francesca, Bonanno Mariella

PRESO ATTO

della strategia della Commissione Europea per la riduzione degli effetti sulla salute umana e l’ambiente di biocidi e pesticidi e del recente Rapporto ISPRA che documenta l’ulteriore incremento di pesticidi (soprattutto erbicidi) nelle acque superficiali e profonde del nostro paese e anche della nostra regione rispetto al passato;
del riconoscimento giuridico del Morbo di Parkinson come malattia professionale da esposizione a pesticidi, avvenuto in Francia già dal maggio 2012;
del Rapporto del 12 giugno 2013 dell’Istituto Nazionale di Sanità e Ricerca Medica francese (INSERM) che ha confermato l’associazione tra esposizione professionale a pesticidi e linfoma non-Hodgkin, cancro alla prostata, mieloma multiplo, nonché di gravi rischi per la salute infantile quali ipospadia, leucemia, disturbi motori, deficit cognitivi e problemi comportamentali; che i prodotti a base di Glyphosate sono gli erbicidi più usati e pare che abbiano effetti tossici sugli organismi; dei gravi danni che queste sostanze arrecano agli ecosistemi ed all’ambiente in generale; che in Italia si distribuisce circa il 33% della quantità totale di insetticidi utilizzati nell’intero territorio comunitario e sono 800 i prodotti presenti sul mercato.”

CONSIDERATO CHE

i costi che il sistema sanitario deve coprire per le patologie cronico-degenerative alla cui causazione anche i pesticidi concorrono, sono altissimi (si stimano, ad esempio, oltre 25 mila euro a carico del sistema sanitario per ogni persona a cui è stato diagnosticato un tumore nel solo primo anno dalla diagnosi); la Direttiva Comunitaria 2009/128/CE (artt.11 e 12) e il Decreto Legislativo 2012/150 (artt.14 e 15) impongono di ridurre l’uso dei pesticidi e ad eliminarli in aree specifiche, privilegiando prodotti fitosanitari a basso rischio o misure di controllo biologico nei parchi, giardini, cortili scolastici, lungo le strade e le vie ferroviarie, in prossimità di strutture sanitarie, di corsi d’acqua superficiale e di zone naturali protette; il TAR trentino (16.1.2012) e poi il Consiglio di Stato (4 marzo 2013) hanno riconosciuto la legittimità del regolamento del Comune di Malosco (TN) contro l’utilizzo dei pesticidi “tossico nocivi” nel proprio territorio comunale (ricorso presentato da Coldiretti Trentino), fornendo un chiaro riferimento giurisprudenziale ai Comuni che vogliono far applicare nel proprio territorio questo tipo di vincoli; in virtù: del principio di precauzione e di prevenzione; dell’art.32 della Costituzione Italiana (tutela della salute di ogni individuo); dell’obiettivo di un livello elevato di protezione sia della salute umana e animale, sia dell’ambiente stabilito dalle direttive comunitarie; riconoscendo che quanto sopra indicato può essere pienamente raggiunto attuando iniziative tali che: siano promosse e favorite le piccole aziende agricole a conduzione familiare che usano metodi di coltivazione biologici o biodinamici agevolando forme di contatto diretto tra consumatori e produttori (mercati del contadino, spacci dedicati, gruppi d’acquisto, progetti di filiera corta, mense pubbliche e private bio); le sovvenzioni regionali e comunitarie siano sempre più indirizzate all’agricoltura biologica e alle mense biologiche; sia intrapreso un percorso affinché si arrivi ad eliminare nelle aree agricole l’uso dei prodotti fitosanitario e biocidi classificati come Tossici, Molto Tossici e Nocivi (T,T+,Xn ed equivalenti classificazioni del regolamento CLP), sostituendoli con altri senza (o minori) effetti nocivi sulla salute umana, degli animali e con ridotti impatti sull’ambiente; si renda possibile l’adozione di tutto quanto previsto dal Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei fitofarmaci, di recente approvazione.”

PREMESSO CHE

ci sono sempre più agricoltori che utilizzano il diserbo anche al di fuori delle aree coltivate, ma anche semplici cittadini che irrorano le fasce erbose nei pressi delle loro abitazioni con erbicidi per evitare lo sviluppo delle erbe infestanti;

la pratica del diserbo, nata per il controllo delle commensali in agricoltura, spesso erroneamente considerata come alternativa agli interventi di tipo meccanico, viene oggi utilizzata, sostenuta dalle industrie chimiche che producono un diserbante non selettivo (il glyphosate), per il «decoro» delle strade pubbliche, in questo modo con la motivazione di combattere le allergie da polline (in realtà, anziché ridurre le fonti di produzione di polline, se ne determina un aumento significativo con la proliferazione delle graminacee, oltre alla nebulizzazione nell’aria di principi chimici tossici anche in aree urbanizzate e ad alta intensità di traffico), ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si dovrà continuare anche negli anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi in seguito alla scomparsa della vegetazione che presidiava il terreno;
il glyphosate è tossico per la vita acquatica e non a caso infatti tra le precauzioni d’uso del diserbante utilizzato (basato sul principio attivo del glyphosate) è tassativamente vietato irrorare i bordi dei corsi d’acqua e delle zone umide anche a basse concentrazioni, sugli organismi acquatici;

CONSIDERATO CHE

esistono numerose ricerche che hanno come oggetto la relazione esistente tra l’esposizione umana al glyphosate e l’insorgenza di malattie, disfunzioni e malformazioni: 1) diversi studi separati condotti in Svezia hanno avuto come oggetto la correlazione tra l’esposizione al glyphosate e la leucemia o il linfoma non-Hodgkins

2) altre ricerche, inoltre, hanno rilevato la sua tossicità sulle cellule della placenta e di conseguenza l’associazione tra l’esposizione al glyphosate, a dosi al di sotto della classica diluizione a scopo agricolo, e una serie di alterazioni sulla riproduzione negli esseri umani e in altre specie animali; un rapporto della United States Environmental Protection Agency dichiara che il glyphosate è estremamente persistente in condizioni di applicazione normali, mentre studi condotti in Svezia dimostrano che una sua applicazione può perdurare fino a tre anni.

Occorre, comunque, precisare, a tal uopo, che secondo la Bfr (Istituto federale per la valutazione del rischio, Germania) vi è una convincente evidenza che la tossicità misurata di alcuni erbicidi contenenti glyphosate è il risultato dei coformulanti presenti nei prodotti fitosanitari, cioè di sostanze inerti che supportano il principio attivo nella sua funzione (solventi, diluenti o propellenti) che ancora oggi, purtroppo, non sono indicati nell’etichetta.

I dati pubblicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) rilevano la presenza del glyphosate e dell’AMPA (acido aminometilfosfonico, derivante dalla degradazione del glyphosate) tra le sostanze inquinanti più presenti nelle acque superficiali gli effetti del trattamento con diserbanti sistemici si manifestano a distanza di 10-15 giorni, c’è il rischio concreto che, soprattutto lungo le strade di periferia e in quelle meno trafficate, qualcuno raccolga lungo i margini stradali piante spontanee per uso alimentare senza rendersi conto della contaminazione chimica; la mancanza di qualunque segnalazione degli interventi fino ad oggi eseguiti dalle province e dall’Ente nazionale per le strade (ANAS spa) risulta quindi particolarmente grave e lesiva, non solo per questo aspetto, della sicurezza dei cittadini; molti pesticidi sono xenobiotici e dopo la loro immissione nell’ambiente si mantengono sostanzialmente inalterati per lunghi periodi di tempo, arrivando a contaminare, grazie alle loro caratteristiche di volatilità, persistenza, bioaccumulo e biomagnificazione, organismi no target e reti alimentari su cui si basa l’organizzazione delle comunità biologiche naturali, anche a notevoli distanze dal punto iniziale di contaminazione. L’uso estensivo e sistematico del diserbo prevede una lunga serie di controindicazioni, tra le quali: 1) mette a rischio la salute degli operatori (che si possono proteggere) e della popolazione (ignari automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni, raccoglitori, agricoltori, cittadini), nebulizzando un prodotto chimico, che potrebbe essere tossico, che agisce a distanza di vari giorni (a seconda della concentrazione può manifestare i suoi effetti a distanza di diversi giorni e permanere nel terreno e sulla vegetazione per lungo tempo) lungo le strade e negli abitati; 2) non permette alla vegetazione seminaturale di svolgere il ruolo di difesa del terreno esponendo le scarpate sottoposte al diserbo a frane e a smottamenti e a conseguente elevato rischio di provocare incidenti stradali durante gli eventi piovosi e nelle ore notturne; 3) abbassa drasticamente la biodiversità vegetale e animale e la capacità di autoregolazione dei numerosi habitat seminaturali che garantiscono, oltre a un aspetto gradevole, la funzionalità e la biodiversità biologica delle scarpate stradali; 4) riduce sensibilmente l’assorbimento dell’anidride carbonica e l’abbattimento delle sostanze azotate da parte della copertura vegetale eliminata;

TENUTO CONTO

che il diserbo dei bordi stradali, rispetto alle tecniche tradizionali, potrebbe non presentare alcun vantaggio: 1) l’aspetto dei bordi trattati è oltremodo sgradevole dal punto di vista estetico; 2) non limita in alcun modo il numero degli interventi in quanto non elimina la necessità delle operazioni di sfalcio.

In compenso il trattamento con fitofarmaci può determinare numerosi danni diretti e crea le condizioni per effetti negativi anche gravi e a volte non recuperabili: 1) non permette alla vegetazione seminaturale di svolgere il ruolo di difesa del terreno ed espone le scarpate stradali all’erosione e agli smottamenti; 2) arreca danni gravi alla vegetazione, che perde istantaneamente molti decenni di maturazione accumulati con il tempo, e provoca la scomparsa locale di numerose specie e l’impossibilità, in alcuni casi, del ritorno allo stato precedente, neppure dopo l’abbandono della pratica (dopo due o tre interventi in anni successivi si annulla anche la carica dei semi del terreno); 3) arreca danni diretti e indiretti anche alla fauna minore, basti pensare agli effetti sulle popolazioni di Insetti Carabidi che hanno uno stretto rapporto con il terreno e con la qualità della copertura erbacea, per questo motivo utilizzati dall’APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) come bioindicatori per la valutazione ambientale e la conservazione della biodiversità; 4) rende obbligatorio l’intervento anche negli anni successivi, in quanto le fasce denudate se non più trattate vengono invase da poche specie annuali particolarmente vigorose e aggressive; 5) si acquistano attrezzature e prodotti chimici inutili, oltre che dannosi, mentre non si investe nel miglioramento delle conoscenze, della preparazione dei tecnici, oltre che nell’adeguamento dei mezzi e delle tecniche di manutenzione delle scarpate; 6) si determina una perdita di maturità degli ecosistemi marginali, con conseguente riduzione della complessità e della funzionalità sia dal punto di vista vegetale che animale, tenendo conto, peraltro, che in molte aree collinari le strade costituiscono gli ultimi centri di conservazione della biodiversità. Le contraddizioni non finiscono qui, il diserbo dei margini stradali non ha alcuna giustificazione neppure dal punto di vista strettamente tecnico.

VISTO CHE

l’Unione europea è intervenuta in questa materia introducendo, nella direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi, un articolo apposito. All’ articolo 11 si legge infatti: “Gli Stati membri assicurano che siano adottate misure appropriate per tutelare l’ambiente acquatico e le fonti di approvvigionamento di acqua potabile dall’impatto dei pesticidi” e, ancora, si auspica “la riduzione, per quanto possibile, o l’eliminazione dell’applicazione dei pesticidi sulle o lungo le strade, le linee ferroviarie, le superfici molto permeabili o altre infrastrutture in prossimità di acque superficiali o sotterranee oppure su superfici impermeabilizzate che presentano un rischio elevato di dilavamento nelle acque superficiali o nei sistemi fognari”; le medesime norme sono state riprese dall’articolo 14 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, con il quale lo Stato Italiano ha recepito la direttiva;

nella stessa direzione vanno la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, e il regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari;

è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 35 del 12/02/2014 il Decreto interministeriale 22 gennaio 2014 di adozione del Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), ai sensi dell’articolo 6 del Decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 recante la “Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi”;

è stato siglato giorno 11 dicembre 2014 tra la Federazione regionale degli ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sicilia e AnciSicilia, Associazione nazionale dei Comuni Siciliani l’accordo “PIANI DI SICUREZZA FITOIATRICI, VALUTAZIONI DI INCIDENZA AMBIENTALE E SVILUPPO SPAZI VERDI URBANI: PROTOCOLLO D’INTESA TRA AGRONOMI E COMUNI SICILIANI”.

Sentito, sulla presente mozione, il Presidente della Federazione regionale degli ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sicilia.
Sentita, altresì, l’Unità operativa 42 – osservatorio per le malattie delle piante di Acireale;

Tutto ciò premesso e considerato

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

ad attivarsi utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per adottare il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN) al fine di salvaguardare la salute umana, l’ambiente e la biodiversità;

a interloquire con i responsabili del settore manutenzione strade della Provincia affinché all’interno del territorio comunale vengano utilizzati metodi di tipo meccanico e fisico nelle operazioni compiute dalla ditte loro incaricate;

ridurre l’uso di pesticidi o dei rischi in aree non agricole del Comune (parchi, cigli stradali e ferroviari, fossi, viali, verde pubblico e privato, orti pubblici ecc…) utilizzando misure di controllo biologico o prodotti fitosanitari a basso rischio, come prescritto dall’art.12 della Direttiva 2009/128/CE e dall’azione 5 del PAN;

vietare i trattamenti diserbanti e sostituirli con metodi alternativi nelle zone frequentate da popolazione o da gruppi vulnerabili (parchi e giardini pubblici, campi sportivi, aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno e confinanti con plessi scolastici, parchi gioco per bambini, superfici in prossimità di strutture sanitarie, piste ciclabili, zone di interesse storico-artistico e paesaggistico e loro pertinenze, aree monumentali e loro pertinenze, aree archeologiche e loro pertinenze, aree cimiteriali e loro aree di servizio) così come previsto dall’azione 5.6 del PAN.

Assicurare, inoltre, l’adozione di tutte le prescrizioni mirate al divieto o alla limitazione del diserbo chimico in tutte le aree extragricole, secondo quanto previsto dal PAN;

assicurare che vengano rispettate le prescrizioni previste dal PAN riguardo l’esecuzione di trattamenti in aree agricole limitrofe alle aree abitate o comunque in aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili;

organizzare incontri di informazione e confronto, tavole di discussione con associazioni di categoria, agricoltori e cittadini, sui rischi derivanti dall’uso dei pesticidi e sui metodi meno impattanti per l’ambiente e non nocivi per la salute umana.”

I CONSIGLIERI