Linguetta anti contraffazione, i sensori riconoscono se il miele puro

Dall’università di Valencia, un dispositivo in grado di distinguere i prodotti contraffatti da quelli di alta qualità in modo rapido ed economico

di MARIA LUISA PRETE

Come distinguere il miele di scarsa qualità da quello veramente puro? Con i metodi attuali per avere un responso bisogna aspettare diversi giorni, ma grazie alla lingua elettronica adesso è possibile determinarlo in un’ora circa. Non tutti i prodotti in commercio, nonostante le promesse, sono genuini al 100%, spesso vengono adulterati. Così, i ricercatori della Polytechnic University di Valencia (UPV) hanno sviluppato un dispositivo in grado di distinguere il nettare contraffatto in modo facile, veloce ed economico. Come spiegano gli studiosi dell’Upv, il miele, nonostante le rigide norme imposte dall’Unione europea, è spesso “allungato” con sciroppo di mais, glucosio commerciale o melassa di zucchero. “Questo implica perdite evidenti nel settore dell’apicultura. Inoltre, la truffa viola la legislazione dell’Ue e porta a una significativa perdita di fiducia da parte del consumatore”, afferma Lara Sobrino, ricercatrice presso lo Developmental Food Engineering Institute della Upv.

La linguetta elettronica consente di ottenere una soluzione rapida, facile ed economica rispetto ai dispositivi attualmente utilizzati. Combinando tecnica e analisi statistica dei dati, è in grado di rilevare “i sintomi fraudolenti”, distinguendo il miele puro da quello contraffatto e stabilendo anche il livello di contraffazione.

“È una tecnica analitica pionieristica che consente di scoprire in modo rapido e affidabile l’autenticità del miele. Forniamo una soluzione a una questione importante che permetterà di combattere la concorrenza sleale e garantire la qualità del miele per il consumatore”, sottolinea Juan Soto, ricercatore dell’UPV. “Il prossimo passo è quello di eseguire un’analisi più precisa, applicando, tra le altre, tecniche di risonanza magnetica”, conclude Soto.

Alla “lingua elettronica” si lavora già da anni. Nel 2014 un team guidato da S. V. Litvinenko ha realizzato uno strumento analitico che imita il modo in cui gli uomini e i mammiferi distinguono i gusti. Piccoli sensori rilevano sostanze in un campione e inviano segnali a un computer per l’elaborazione, proprio come le papille gustative percepiscono e trasmettono messaggi al cervello. Non solo, un gruppo di ricercatori dell’Università di Barcellona, guidato da Manuel Del Valle, ha ideato una “lingua elettronica” capace di riconoscere e classificare i diversi tipi di birra. Sempre nella capitale catalana, l’E-Tongue, ideata da Cecilia Jonquera-Jiménez e dai suoi colleghi del Barcelona Institute of Microelectronics, ancora in fase di test, promette di riconoscere i vini meglio dei sommelier in carne e ossa.

Insomma, se un tempo c’era l’assaggiatore di corte, costretto a ingerire il primo boccone destinato al principe per salvarlo dall’avvelenamento, adesso una nuova tecnologia si prepara ad essere più efficace e meno crudele, e potrebbe salvarci non solo dai prodotti contraffatti, ma anche dai veleni contemporanei disseminati nell’acqua o nei prodotti alimentari.

Fonte: www.larepubblica.it

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